“Avrai i miei occhi” di Nicoletta VALLORANI

Etichettare, inscatolare, ragionare per categorie. Così la mente umana si è evoluta e continua su questa linea per capire la complessità del mondo senza esserne sopraffatta. Questo dato di fatto, però, se portato all’estremo, toglie alla nostra essenza un po’ di consapevolezza nell’ammirare qualcosa per ciò che è nel suo insieme.

Questo è quel che succede se per caso si prova a catalogare in unico genere il romanzo “Avrai i miei occhi” di Nicoletta Vallorani. Ascrivibile, per semplificare, al genere della fantascienza distopica, in realtà, il libro, racconta una storia che ha molteplici sfumature. È una storia noir perché c’è un’indagine e dei crimini da smascherare. È una storia che tratta temi sociali quali l’emarginazione, la divisione in classi e soprattutto la violenza sulle donne. Il romanzo, infatti, inizia con l’immagine di un ammasso di cadaveri femminili abbandonati alla periferia di una Milano del futuro. Nigredo si troverà a indagare su questa storia e costretto a scoprire le amare verità che si celano dietro a essa. In questa avventura sarà coadiuvato dalla sua amica Olivia, tassista che conosce a menadito i segreti per districarsi in una città divisa in più parti da muri invalicabili, o quasi.

“Avrai i miei occhi” è un libro intenso. La scrittura di Nicoletta Vallorani è di rara immediatezza, evoca sensazioni e immagini nella mente del lettore. Ci si accorge subito quando chi scrive cura, oltre ai contenuti, anche lo stile di scrittura. Il non detto è utilizzato in maniera efficace, lascia libertà alla fantasia di chi legge, ma lo tiene attaccato alle pagine per scoprire cosa succede dopo.

Fantascienza e distopia, attraverso allegorie, si prestano bene, a mio modesto avviso, a comprendere meglio la realtà. Sono appassionato del genere, ma non conoscevo, come autrice, Nicoletta Vallorani, pur essendo una veterana del genere. Dopo aver letto questo romanzo faccio mea culpa. Ringrazio la Libreria Ticinum di Voghera di averla invitata all’evento “Un castello di libri” e di aver riservato uno spazio a questi generi che hanno tanto da dire anche ai non appassionati, ma che sono troppo spesso snobbati.

Marco

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