“Non ho ancora finito di guardare il mondo” di David THOMAS

“Ho incontrato un miliardario. Mi ha detto che ha conosciuto i potenti. Il suo nome è famoso nei palazzi, nei teatri e nei salotti. Ha fatto il giro del pianeta cinque volte. Da qualche anno, si è ritirato in una capanna in riva al lago; vive di pesca, caccia e silenzio. E se gli chiedi quando tornerà a casa, dice che non ha ancora finito di guardare il mondo.”

Questo è uno stralcio della quarta di copertina della raccolta di racconti di cui voglio parlare oggi: “Non ho ancora finito di guardare il mondo” dell’autore francese David Thomas. Ho voluto portarlo in evidenza per trasmettervi l’essenza di questo libro.

I personaggi dei racconti e dei romanzi, solitamente, si differenziano dalle persone in carne e ossa perché sono privati, per esigenze narrative, di tutta quella complessità propria dell’essere umano, appunto per evidenziare la loro caratterizzazione. In questo libro, invece, i protagonisti dei racconti non sono dei veri e propri personaggi: raccontano le loro storie sotto forma di monologo mettendo a nudo tutta la loro complessità. Sotto questo aspetto sembrano delle confessioni rilasciate da persone reali.

Non c’è nessuna avventura, nessuna risoluzione del conflitto in queste storie. C’è solo la presentazione di un tormento interiore, ordinario, quotidiano. Sono fotografie di pezzetti di vita. Al loro interno si descrive la noia, la fragilità, ma anche attimi di fugace felicità. In questi monologhi ci sono mariti che non sopportano le mogli, persone che mettono a nudo le loro paure, donne e uomini che sono scappati o che rimangono.

Le parole sono scelte con cura e condensate in racconti talvolta brevissimi (72 racconti in poco più di 180 pagine). L’amarezza e la frustrazione di ognuna di queste “voci” è accompagnata da una velata ironia che non appesantisce il lettore, ma lo lascia straniato, perché alla fine di ogni racconto non sa se ridere o riflettere, quindi finisce per fare entrambe le cose. Ogni racconto ha, nonostante la brevità, una chiusura a effetto che coglie di sorpresa chi sta leggendo.

Se siete incuriositi e leggerete questo libro non potrete fare a meno di ritrovare, in più racconti, voi stessi e persone che conoscete, perché è un grande contenitore della varietà del genere umano. Se invece lo avete letto ditemi cose ne pensate. Vi lascio, intanto, con un altro stralcio che racchiude l’anima di questo libro.

“Il coraggio è non piangere sul tuo destino e accettare le conseguenze di quello che fai con la naturalezza degli animali. È guardarti allo specchio come un uomo e non come l’immagine che avresti voluto dare di te. È pensare che non cascherà il mondo solo perché sei caduto in errore. È capire che tutti gli uomini sono di una complessità disarmante e che anche tu sei tutti gli uomini”

Marco

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