“Nottuario” di Thomas LIGOTTI

Quando ho letto il titolo del libro di cui parliamo oggi – Nottuario di Thomas Ligotti − ho sentito subito una sensazione provenire dalla pancia, come un’attrazione naturale. Forse perché richiama la notte, che è uno dei miei momenti preferiti della giornata, ma anche perché rimanda a un’atmosfera cupa e misteriosa.

Il libro inizia con gli “Appunti critici sulla narrazione del mistero”: una riflessione fatta dall’autore sugli aspetti che deve avere la cosiddetta wired fiction per essere davvero misteriosa. Come scrive l’autore, questo genere letterario “si basa su un enigma che mai si potrà sciogliere”. Il lettore, immerso in un’atmosfera irreale e crepuscolare, si trova davanti ad un mistero che non può risolvere, e che lascia in lui una sensazione di stupore.

Dopo questa parte introduttiva, nel libro troviamo venti racconti; questi sono accomunati dal tema del sogno, dell’incubo e della paura, e del loro rapporto con la realtà. Il lettore vede sé stesso inabissarsi nelle oscure profondità del suo animo e della sua mente. Il libro è differente rispetto alla letteratura dell’orrore contemporanea che siamo abituati a leggere. L’inquietudine assume la forma di un’elegante signora che si avvicina con garbo per poi mostrare il volto più spaventoso.

La scrittura di Thomas Ligotti non è scontata né lasciata al caso; è ricercata e quasi aulica. Si può azzardare a definirla persino poetica, rispetto alla trattazione di temi importanti, come ad esempio la morte, che viene descritta come “il giorno sconosciuto che avrebbe inaugurato la sua privata eternità”. Proprio per queste caratteristiche ho assaporato il libro a poco a poco, apprezzando come elemento originale il tocco di eleganza che anche questo genere può offrire.

L’autore, attraverso i suoi racconti, vuole comunicarci che i veri incubi sono quelli che hanno origine dentro di noi. Ho amato il senso di inquietudine lasciata da ogni storia, che è stata anche capace di farmi riflettere sul senso delle mie paure, e forse di guardarle chiaramente in faccia.

Stefy

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