“Quella cosa intorno al collo” di Chimamanda NGOZI ADICHIE

Avete presente quando, dal parrucchiere, vi mettono quella mantellina troppo stretta e abbottonata sul collo? Oppure, avete mai provato a trattenere il respiro sott’acqua? O ancora, vi capita mai, quando siete agitati, di sentire la mancanza del vostro respiro, proprio lì, a livello della gola? Ecco, immaginate queste sensazioni e provate a ricercarle all’interno di un libro. Ho scelto di leggere Quella cosa intorno al collo di Chimamanda Ngozi Adichie perché il titolo mi ha catturata; è stato capace di trasmettermi quella sensazione di mancanza di libertà.

Il libro è composto da una serie di racconti, che narrano, con intimità e potenza, il parallelismo esistente tra la civiltà Nigeriana e quella Americana. Infatti, da una parte l’autrice fa emergere, attraverso le vite delle protagoniste, le criticità della società nigeriana afflitta da corruzione, conflitti politici, maschilismo e crudeltà, ma anche quanto sono radicate la cultura e la tradizione del Paese. Dall’altro lato, invece, la scrittrice sposta lo sguardo sull’America, vista però con gli occhi di chi vi giunge con la speranza una vita migliore, e di chi vi capita quasi per caso. Dai racconti si capisce quanto l’emigrazione sia, molte volte, quasi idealizzata, perché spesso non porta a un miglioramento delle condizioni di vita. Anzi, tante volte rischia di far perdere la propria cultura e le proprie tradizioni per adattarsi a un Paese così diverso.

I personaggi sono ben sviluppati, tanto da trasmettere i loro sentimenti, paure ed emozioni. In alcuni racconti ho sviluppato una sorta di empatia con il personaggio, al punto di non volerlo abbandonare alla fine della storia, portando con me il dispiacere di non riuscire a sapere come sarà la sua vita futura.

Ho scelto di leggere questo libro perché apprezzo molto l’autrice e sono sempre stata curiosa di conoscere culture differenti dalla mia. E anche questa volta devo dire di aver ricevuto in cambio quel che cercavo. Ho conosciuto nuovi aspetti culturali della società nigeriana, le difficoltà del processo di integrazione e ho avuto esperienza di situazioni così lontane dalla mia quotidianità. Il libro è stato davvero prezioso perché mi ha fatto riflettere sulla sensazione di avere “quella cosa intorno al collo”, cosa che mi ha avvicinata a quelle donne. Un sentimento di solitudine, di mancanza di libertà e, a volte, di non appartenenza. Una percezione che resta lì, proprio nella zona della gola, e che a volte ci toglie il respiro, ma soprattutto ho capito come quella famosa “cosa intorno al collo”, io non la voglio, e chiunque deve essere libero di respirare a pieni polmoni.

Stefy

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