“Nottuario” di Thomas LIGOTTI

Quando ho letto il titolo del libro di cui parliamo oggi – Nottuario di Thomas Ligotti − ho sentito subito una sensazione provenire dalla pancia, come un’attrazione naturale. Forse perché richiama la notte, che è uno dei miei momenti preferiti della giornata, ma anche perché rimanda a un’atmosfera cupa e misteriosa.

Il libro inizia con gli “Appunti critici sulla narrazione del mistero”: una riflessione fatta dall’autore sugli aspetti che deve avere la cosiddetta wired fiction per essere davvero misteriosa. Come scrive l’autore, questo genere letterario “si basa su un enigma che mai si potrà sciogliere”. Il lettore, immerso in un’atmosfera irreale e crepuscolare, si trova davanti ad un mistero che non può risolvere, e che lascia in lui una sensazione di stupore.

Dopo questa parte introduttiva, nel libro troviamo venti racconti; questi sono accomunati dal tema del sogno, dell’incubo e della paura, e del loro rapporto con la realtà. Il lettore vede sé stesso inabissarsi nelle oscure profondità del suo animo e della sua mente. Il libro è differente rispetto alla letteratura dell’orrore contemporanea che siamo abituati a leggere. L’inquietudine assume la forma di un’elegante signora che si avvicina con garbo per poi mostrare il volto più spaventoso.

La scrittura di Thomas Ligotti non è scontata né lasciata al caso; è ricercata e quasi aulica. Si può azzardare a definirla persino poetica, rispetto alla trattazione di temi importanti, come ad esempio la morte, che viene descritta come “il giorno sconosciuto che avrebbe inaugurato la sua privata eternità”. Proprio per queste caratteristiche ho assaporato il libro a poco a poco, apprezzando come elemento originale il tocco di eleganza che anche questo genere può offrire.

L’autore, attraverso i suoi racconti, vuole comunicarci che i veri incubi sono quelli che hanno origine dentro di noi. Ho amato il senso di inquietudine lasciata da ogni storia, che è stata anche capace di farmi riflettere sul senso delle mie paure, e forse di guardarle chiaramente in faccia.

Stefy

“Il Signore delle Mosche” di William GOLDING

Come ormai sapete, le storie che mi appassionano di più sono quelle che scavano nel profondo, che scuotono e che vanno a mettere a nudo aspetti nascosti dell’essere umano. Per questi motivi oggi vorrei parlarvi di un romanzo che è diventato un classico della letteratura: Il Signore delle Mosche di William Golding.

All’inizio ci troviamo su un’isola deserta dove si è schiantato un aereo; all’impatto sono sopravvissuti soltanto dei bambini e dei ragazzini. Questo fa presagire che inizi una storia di avventura, dove i superstiti si riorganizzano per sopravvivere senza l’aiuto degli adulti, e in parte è così, ma i problemi che sono costretti ad affrontare si rivelano più interni alla loro piccola società che provenienti dall’ambiente circostante. Il buon ascendente sui sopravvissuti di Ralph e Piggy, portatori di buon senso e saggezza, viene man mano soppiantato dalla competitività, sete di potere e irrazionalità di Jack. Questo porta gradualmente i ragazzi a vivere come selvaggi e a distogliere l’attenzione da quello che avrebbe dovuto essere il loro obiettivo primario: essere soccorsi e salvati. In questo caos, il bene e il male si confondono e alcuni non si rendono conto di macchiarsi di gesti terrificanti, in nome di una tribù alla ricerca di un nemico contro cui combattere.

L’ambientazione distopica – siamo al centro di un conflitto nucleare – non è di primaria importanza nella narrazione, ma rimane sullo sfondo. Si fa spazio piuttosto, tra le righe, un’allegoria del genere umano, perché i protagonisti si trovano a provare sentimenti e paure ancestrali che, talvolta, neanche da adulti si riescono facilmente a dominare.

La scrittura è coinvolgente; l’intensità della narrazione mi ha portato avanti nella lettura come in un thriller ben fatto. Se proprio vogliamo trovare un neo, ho avvertito l’autore un po’ intrusivo nella parte iniziale, quando spiega un po’ didascalicamente i sentimenti dei personaggi. Non lo fa in modo fastidioso e sicuramente è figlio dell’epoca in cui scrive. Da un premio Nobel per la letteratura dobbiamo solo imparare!

Consiglio questo libro perché appassionante, ma anche perché va a toccare corde profonde della nostra condizione di essere umani, sempre in bilico tra la civiltà e la barbarie, tra la razionalità e l’irrazionalità, tra l’umano e il disumano.

Marco

“Il mondo sottosopra” di Massimo POLIDORO

Oggi vorrei parlare di un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: fake news e complottismo. Lo faccio parlando di un saggio molto interessante: Il mondo sottosopra dello scrittore, divulgatore, esperto di psicologia dell’insolito, nonché segretario nazionale del CICAP, Massimo Polidoro.

Ai nostri giorni, come mai prima d’ora nella storia, è importante soppesare la veridicità delle notizie che ci arrivano dai mass media – come abbiamo già visto parlando di Smetti di leggere notizie di Rolf Dobelli – in particolare da internet e dai social network. Infatti, non di rado si può incappare teorie cospiratorie, totali bufale, oppure in quelle che vengono chiamate post-verità, ossia le verità parziali che distorcono di fatto la piena realtà dei fatti, pur essendo più sensazionali e immediate rispetto alla notizia vera. A tal riguardo, questo libro è un manuale molto utile a capire i meccanismi che ci sono dietro le notizie false. L’autore ci spiega, con la sua grande capacità di comunicazione, come le fake news possano prendere piede e diffondersi tanto rapidamente, sia a livello locale che internazionale. Stiamo assistendo in questi anni a vere e proprie ricostruzioni alternative della realtà: c’è chi sostiene che la Terra sia piatta, c’è chi dice che l’11 settembre sia stato opera degli stessi Americani, c’è chi sostiene che le scie di condensazione degli aerei siano in realtà veleni diffusi ad hoc per alterare il clima e così via.

Se alcune di queste teorie ci possono sembrare assurde e incredibili, e anche se pensiamo di essere abbastanza bravi a districarci tra le notizie vere e quelle false, non dobbiamo mai abbassare la guardia, perché, come dice l’autore, “non siamo esseri perfettamente razionali”. Massimo Polidoro ci illustra, infatti, come certe notizie possono risvegliare alcune nostre paure ancestrali, come il nostro cervello possa cadere in errore e di come, di fronte a un fatto scomodo, tendiamo a negarlo a noi stessi o a minimizzare la realtà. Bisogna stare attenti poi al capovolgimento di significato delle parole che utilizzano certi oratori – anche se sarebbe più opportuno definirli manipolatori –, che è un po’ quel che succede, come dice l’autore, in 1984 di George Orwell, dove il partito totalitario riesce tramite la “neolingua” a condizionare il pensiero della gente.

Nel testo scopriamo anche che esiste addirittura una specie di “industria” delle notizie false che fa soldi a palate grazie al meccanismo dei titoli acchiappa-click. O ancora, che ci sono dei veri e propri professionisti che, al soldo di certo politici, hanno il compito di influenzare le masse in vista delle elezioni successive.

L’autore ci spiega, inoltre, come riconoscere i complotti veri da quelli falsi. Cita due complotti che si sono verificati davvero: lo scandalo Watergate, che ha coinvolto l’allora presidente americano Richard Nixon, e il cosiddetto golpe Borghese, un tentativo di colpo di stato organizzato in Italia dall’ex militare Junio Valerio Borghese, poi sfumato misteriosamente. In seguito menziona una serie di complotti fantasiosi che si sono formati nel corso degli anni da QAnon ai rettiliani, da chi sostiene che l’uomo non è mai stato sulla Luna alle teorie negazioniste sulla Shoa e così via. Nell’ultima parte troviamo anche un’appendice dedicata al presunto complotto che ci sarebbe stato dietro all’omicidio dell’ex presidente americano John Fitzgerald Kennedy.

Consiglio di leggere questo libro per capire bene come possano prendere piede certi meccanismi irrazionali, che portano le persone a credere a cose impensabili, ma anche per continuare a coltivare la razionalità e il dubbio, strumenti fondamentali per capire meglio il mondo e non farsi prendere dal panico e dalla paura.

Ho avuto modo di incontrare l’autore in diverse occasioni e ho sempre visto una persona appassionata del proprio lavoro.  Per chi fosse interessato suggerisco di seguirlo, non solo dando un’occhiata alla sua produzione su carta – oltre cinquanta libri! –, ma anche sui suoi canali telematici, in cui affronta varie tematiche: dalle affermazioni sulle pseudoscienze alla psicologia delle bufale, dai misteri della storia al complottismo e chi più ne ha più ne metta.

Marco

“La valle dell’Eden” di John STEINBECK

Oggi sono qui per parlarvi di un libro che ho letto a gennaio e che mi ha aperto la mente: La valle dell’Eden di John Steinbeck. Quando ho sentito parlare di questo libro come “il capolavoro dei capolavori di Steinbeck” mi sono chiesta «Ma come è possibile! Cosa può esserci di meglio di Uomini e topi e Furore?» Allora, accompagnata da grande curiosità, sono andata in libreria a comprare questo libro.

Pochi giorni dopo, mi sono accomodata sul divano e ho iniziato la lettura delle prime pagine. Ed eccomi catapultata in un luogo a me non familiare, così lontano dalla Pianura Padana: la Valle del Salinas, in California settentrionale. Lì ho incontrato la famiglia Hamilton, composta da proprietari terrieri d’origine irlandese e grandi lavoratori, in particolar modo il capofamiglia Sam, un uomo buono e dall’animo nobile. Ho conosciuto poi la famiglia Trask: il padre, Cyrus, con i figli Adam e Charles, i suoi nipoti, i gemelli Caleb e Aron, ma anche la loro madre, Cathy Ames. Pagina dopo pagina, però, ho incontrato sulla strada, altri personaggi, alcuni dei quali mi sono rimasti nel cuore, come Lee, il servitore di origine cinese di casa Trask.

Ne La valle dell’Eden si intrecciano tre storie in un periodo di tempo che va dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale: quella degli Hamilton, famiglia materna dello scrittore stesso; quella della famiglia Trask, che spesso entra in contatto con gli Hamilton; quella di Cathy Ames. I personaggi principali coinvolti nelle vicende hanno tutti una caratterizzazione degna di nota, specialmente per quanto riguarda gli aspetti psicologici. Tutti, a loro modo, posseggono una storia, vizi, virtù e interessi. Ho avuto come l’impressione di conoscerli di persona e di vedere la loro evoluzione nella storia.

La lettura del romanzo è stata coinvolgente e scorrevole, nonostante le oltre settecento pagine! Riporre il libro sul comodino mi lasciava ogni volta un senso di dispiacere, perché ero incuriosita dal proseguo della storia. Il libro è stato capace di farmi riflettere su tematiche profonde, che toccano aspetti interiori, filosofici e religiosi. Uno dei temi principali è quello dell’assenza, nell’accezione di mancanza di un genitore, e degli effetti che ciò può comportare nella vita di un essere umano. A questo si ricollegano i temi del rifiuto, della colpa e della continua lotta tra bene e male. Viene poi anche messa in risalto la capacità dell’essere umano di cambiare il proprio destino. Queste mie impressioni sono solo una piccola parte di ciò che troverete nel libro. Ne avrei parlato ancora e ancora, ma desidero che ciascuno di voi possa ricercare al suo interno i propri significati e le proprie emozioni.

Consiglio questo libro a chi ha voglia di immergersi in una lettura profonda ed elegante, ma anche a coloro che non hanno paura di entrare in contatto con i sentimenti e le emozioni dei personaggi, anche di quelli più spietati.

Stefy

“All’improvviso bussano alla porta” di Etgar Keret

Oggi siamo qui per parlarvi di una raccolta di racconti scritta dall’autore israeliano Etgar Keret dal titolo All’improvviso bussano alla porta.

Nell’introduzione lo scrittore immagina di essere preso in ostaggio da un tizio che gli chiede, sotto minaccia, di raccontargli una storia. All’improvviso, però, bussano alla porta e lui si trova faccia a faccia con un secondo personaggio che, introducendosi in casa contro la sua volontà, gli chiede la stessa cosa. Quando lui sta per iniziare bussano un’altra volta alla porta, un terzo uomo compare sulla scena e si coalizza con gli altri due ravvivando le minacce. Questo incipit, che è esso stesso un racconto, catapulta subito il lettore dentro l’essenza che accomuna tutte le storie di questo libro, composto da trentotto racconti.

L’autore, attraverso le storie, racconta episodi verosimili della vita quotidiana dando loro aspetti surreali. Troviamo, quindi, bugiardi cronici che si ritrovano a rivivere le loro menzogne e le conseguenze delle stesse; persone che pur avendo una vita perfetta passano le loro giornate con gli occhi chiusi immaginandosi vite diverse, non accorgendosi, però, di ciò che accade sotto il loro naso; personaggi che portano in tasca oggetti solo per non sprecare l’occasione di aiutare qualcuno e sentirsi soddisfatti di ciò; o ancora la storia di una donna che organizza una festa a sorpresa per suo marito, ma qualcosa va storto facendo vivere agli invitati una bizzarra avventura.

Il libro si legge con piacere, sia per la vivacità delle storie, sia per la struttura in racconti brevi – talvolta brevissimi –, che consente al lettore di assaporare e riflettere su ciascuna situazione. Le storie sono accomunate dallo stesso stile ironico e irriverente, ma anche dell’accuratezza con cui sono delineati alcuni aspetti dei personaggi, come ad esempio le loro debolezze o i loro vizi. Leggendolo, tuttavia, ci si ritrova come in un frullatore, perché i racconti sono numerosi e non collegati da un filo conduttore.

Consigliamo di leggere questo libro a coloro che cercano qualcosa di non convenzionale, ma anche a chi desidera trovare spunti di riflessione sulle sfaccettature e sulle fragilità dell’animo umano, trattate dall’autore con tatto ed eleganza.

Stefy & Marco

“Smetti di leggere notizie” di Rolf DOBELLI

Sarà sicuramente capitato anche a voi di sentirvi bombardati dalle notizie sui vostri social network, dalle breaking news in televisione o da immagini e video scioccanti in rete. Bene, non siete soli; questa è una piaga che riguarda tutti al giorno d’oggi; è una circostanza che ci sta portando a vivere in un perenne stato di stress. L’impatto che le notizie hanno sulla nostra vita quotidiana è descritto in modo molto dettagliato nel saggio di cui parliamo oggi: Smetti di leggere notizie – Come sfuggire all’eccesso di informazioni e liberare la mente scritto dall’autore e imprenditore svizzero Rolf Dobelli.

Lo scrittore pone l’accento sul meccanismo perverso di cui siamo vittime oggigiorno: più si leggono notizie e più si è disinformati. Sì avete letto bene. Attraverso titoli sensazionalistici, gran parte degli organi d’informazione attirano la nostra attenzione verso notizie irrilevanti, tendenziose e incomplete, messe lì in evidenza al solo scopo di acchiappare click – i famosi clickbait – o vendere i quotidiani. Ci spacciano il nuovo per rilevante, scegliendo per noi ciò che deve essere messo sotto i riflettori. Per questi motivi Rolf Dobelli propone quella che definisce una “dieta di notizie”, perché “le notizie hanno sulla mente lo stesso effetto che lo zucchero ha sul corpo”. Il consiglio è quello di una dieta radicale che ci porti a leggere più libri e riviste che riescano in qualche modo a descrivere questo mondo complesso senza semplificarlo, perché il rischio che corriamo è quello di distorcere la realtà. Infatti, quasi tutto ciò che accade ha bisogno di un approfondimento lento, una calma ponderazione che non possono darci le notizie brevi che abbagliano come i flash delle macchine fotografiche. Situazione divenuta ancor più grave con l’avvento dei social media, perché se prima il titolo che tendeva a farci comprare il giornale era quello in prima pagina, ora siamo colpiti da frasi a effetto da ogni parte con notifiche, banner e quant’altro si infili tra una foto pubblicata da un amico e l’ultimo post di nostra cugina.

Inoltre, l’autore ci consiglia dei comportamenti da adottare per evitare gli errori in cui possiamo incappare quando consumiamo notizie. Se ci abbuffiamo di notizie tendiamo a essere più stressati, a essere più faziosi, a pensare in modo più superficiale, a cercare sempre un colpevole anche quando non c’è. Certe situazioni, infatti, derivano da un insieme di concause che l’estrema semplificazione delle notizie non ci può fornire. Quindi meglio virare su fonti di approfondimento, di giornalismo investigativo come suggerisce l’autore.

Posso dire che ho trovato questo saggio utile e chiaro; il testo si legge in maniera scorrevole e ha un approccio pratico.

Consiglio di leggere questo libro per apprendere quali strumenti utilizzare per avere più consapevolezza quando leggiamo le notizie, se optiamo per la “dieta soft” proposta dall’autore a chi spaventa quella radicale, oppure per cercare di abbandonare le news e dedicarci davvero ai nostri interessi, senza che qualcuno li scelga per noi.

Marco

“Ragazza, donna, altro” di Bernardine EVARISTO

Oggi vorrei parlarvi di un libro che ha attratto la mia attenzione: Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo. Il volume racconta gli eventi di vita e i punti di vista di dodici figure femminili, alcune di loro donne e altre ragazze. Cos’hanno in comune tra di loro? L’essere di colore, o di sangue misto; il fatto di vivere in Gran Bretagna, in una società che ha avuto un passato coloniale; il rappresentare una minoranza all’interno del Paese. Dodici storie di vita, alcune che si intrecciano tra loro, e fanno del libro un punto di riflessione per il lettore, che riceve importanti stimoli su cui soffermarsi.

L’autrice descrive molti aspetti dei suoi personaggi, in particolare quelli legati alla classe sociale, all’orientamento sessuale, alla loro storia di migrazione famigliare. Tra questi personaggi, però, vi è anche “altro”, come sottolinea il titolo del libro, ovvero donne che si riconoscono in identità differenti. Infatti, le protagoniste, vanno contro al classico stereotipo di donna britannica di colore; sono donne che contano su loro stesse, che hanno la capacità di superare i pregiudizi, donne fiere di avercela fatta nonostante le difficoltà e propense ad aiutare l’altro. I personaggi sono complessi e caratterizzati nei dettagli, tanto creare una rappresentazione chiara nella mente del lettore. L’autrice scende molto in profondità nell’intimo di queste donne, ma si focalizza anche sul loro passato, sulle loro storie. Un personaggio, però, si distingue tra tutti, quello di Penelope: una donna bianca femminista, la cui evoluzione dona al lettore il piacere di scoprire un cambiamento dietro una personalità dura e difficile.

Emerge evidente, tra le righe, la tematica dell’inclusività e della diversità, ma anche altre tematiche pregnanti: il razzismo, lo stupro, le relazioni tossiche, la famiglia, il colonialismo, il lavoro e la maternità. La società viene vista e descritta con occhi di diverse generazioni, punti di vista che talvolta si intrecciano tra loro.

Il libro, nonostante le tematiche impegnative in esso trattate, è davvero scorrevole e avvolge il lettore. La lettura è incalzante, perché le storie delle protagoniste si intrecciano tra loro in modo armonico, come se fossero minuziosamente cucite l’una all’altra. Inoltre, l’autrice ha scelto di non utilizzare la punteggiatura, tecnica dà l’impressione di leggere un fiume in piena di parole. Il testo è articolato in cinque capitoli: i primi quattro descrivono la storia delle protagoniste, mentre il quinto costituisce l’epilogo.

Ho scelto di leggere questo libro perché attratta dalla tematica dell’integrazione. Lo consiglio a tutti, perché va oltre gli stereotipi e ci regala un’immagine di donne che hanno fatto della diversità il loro punto di distinzione e di forza.

Stefy

“Abbandonare un gatto” di MURAKAMI Haruki

Murakami Haruki è uno scrittore che ha creato diversi mondi fantastici; è riuscito con la sua penna a immergerci, partendo dalla realtà, in profonde atmosfere oniriche. La sua vita privata, però, è rimasta dietro le quinte fino alla pubblicazione di Abbandonare un gatto. Con questo libro entra per la prima volta nella sua sfera personale.

Questo memoir ruota intorno a un episodio vissuto con il padre. L’autore, infatti, ricorda quando andarono ad abbandonare una gatta sulla spiaggia; questo aneddoto gli ha dato la forza di scrivere una storia che da molto tempo teneva dentro “come una spina rimasta in gola”. Da questo lampo, sfolgorato nella memoria dello scrittore, parte il ricordo del padre.

L’immagine che Murakami dà di suo padre è quella di un uomo accademico riservato, dedito alla tradizione buddista, appassionato scrittore di haiku e profondamente segnato dall’esperienza della guerra. Murakami Chiaki, infatti, diviene soldato per un errore burocratico; si porterà nel cuore ferite aperte e nei ricordi immagini vivide della guerra: un’esperienza che non condividerà mai apertamente con il figlio. Il contrasto generazionale li porterà poi ad allontanarsi nel corso degli anni.

Il testo ha un’aurea poetica e malinconica, in linea con stile dello scrittore. Ci porta a riflettere su dinamiche che sono proprie del suo rapporto con il padre, ma che riguardano un po’ tutti. Scrive infatti: “La storia non appartiene al passato. È qualcosa che fluisce nella coscienza umana, o forse nell’inconscio, è una corrente di sangue vivo e caldo che, volenti o nolenti, ci trasmettiamo da una generazione all’altra. In questo senso ciò che ho scritto qui è una vicenda individuale, ma al tempo stesso un tassello della grande storia che ha formato il mondo nel quale viviamo. Ne è solo un minuscolo frammento, eppure ne fa indubbiamente parte”.

L’edizione italiana è impreziosita dalle illustrazioni di Emiliano Ponzi; esse scandiscono il testo mostrandoci delle istantanee che si riconciliano, di pagina in pagina, con le parole dell’autore. I disegni minimali, ordinati e dai colori tenui ci avvolgono in un’ambientazione tutta giapponese.

Consiglio questo libro a tutti i lettori di Murakami, ma anche a chi non lo conosce e vuole fare il percorso inverso per scoprirlo, prima leggendo qualcosa di personale e poi passare alle sue opere. Troverete un libro che si legge d’un fiato, ma che vi lascerà molto.

Marco

“Trame libere – Cinque storie su Lee Miller” di Eleonora ANTONIONI

Nel post di oggi vorrei parlarvi di un romanzo a fumetti, scritto e illustrato da Eleonora Antonioni e intitolato Trame libere – Cinque storie su Lee Miller. Quando nella mia libreria di fiducia ho trovato per caso questo volume, sono stata subito attirata dalla voglia di conoscere questo personaggio fino ad allora a me sconosciuto, soprattutto perché sono da sempre affascinata dalle storie di vita, in particolare da quelle anime inquiete e dedite alla costante ricerca di qualcosa.

L’autrice, attraverso il libro, ha scelto di dare al lettore un’immagine eclettica di Elisabeth “Lee” Miller: modella, artista, fotografa e inviata di guerra. Una persona alla continua ricerca di stimoli, con il desiderio di oltrepassare i propri limiti. Per via di questa personalità dalle mille sfaccettature, con il tempo, Lee Miller non si vede più solamente come una modella, ma sente il bisogno di immortalare luoghi e momenti con la macchina fotografica. Poi riesce a diventare inviata di guerra per alcune testate giornalistiche degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Inoltre, fin dall’inizio del libro, veniamo a conoscenza di un aspetto importante della vita di Lee Miller: quello del trauma infantile legato alla violenza. Il tema viene trattato con delicatezza e accortezza dall’autrice e rimane sullo sfondo nel corso di tutta l’opera. Infatti notiamo, nell’evoluzione della vita sentimentale della protagonista, una forte ambivalenza tra il desiderio di libertà e quello di essere amata.

Con uno stile elegante e raffinato, Eleonora Antonioni, ci fa conoscere una donna coraggiosa e desiderosa di vivere appieno la propria vita, ma anche fragile e talvolta alla ricerca di approvazione da parte degli altri. Il libro è indicato per gli adulti, ma anche per ragazzi in età adolescenziale e pre-adolescenziale. Questo perché, nonostante racconti la storia di un personaggio, tratta tematiche delicate e intense. Nulla nel libro è lasciato al caso. Leggendolo si avverte la cura dell’autrice nelle illustrazioni, in particolare trovo azzeccata la scelta cromatica e la precisione delle tavole.

Si nota, inoltre, lo studio della vita del personaggio e si percepisce la sensazione di qualcosa di non detto, di una parte di vita non raccontata. Infatti, sono descritti solo alcuni dei momenti più significativi della vita del personaggio. L’autrice è stata capace di mostrarci aspetti di Lee Miller tali da suscitare il desiderio di volerla conoscere di persona.

Consiglio questo libro perché, con la formula del romanzo a fumetti, fa conoscere un personaggio femminile purtroppo poco noto al pubblico, ma che è un esempio di emancipazione e affermazione.

Stefy

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