“La valle dell’Eden” di John STEINBECK

Oggi sono qui per parlarvi di un libro che ho letto a gennaio e che mi ha aperto la mente: La valle dell’Eden di John Steinbeck. Quando ho sentito parlare di questo libro come “il capolavoro dei capolavori di Steinbeck” mi sono chiesta «Ma come è possibile! Cosa può esserci di meglio di Uomini e topi e Furore?» Allora, accompagnata da grande curiosità, sono andata in libreria a comprare questo libro.

Pochi giorni dopo, mi sono accomodata sul divano e ho iniziato la lettura delle prime pagine. Ed eccomi catapultata in un luogo a me non familiare, così lontano dalla Pianura Padana: la Valle del Salinas, in California settentrionale. Lì ho incontrato la famiglia Hamilton, composta da proprietari terrieri d’origine irlandese e grandi lavoratori, in particolar modo il capofamiglia Sam, un uomo buono e dall’animo nobile. Ho conosciuto poi la famiglia Trask: il padre, Cyrus, con i figli Adam e Charles, i suoi nipoti, i gemelli Caleb e Aron, ma anche la loro madre, Cathy Ames. Pagina dopo pagina, però, ho incontrato sulla strada, altri personaggi, alcuni dei quali mi sono rimasti nel cuore, come Lee, il servitore di origine cinese di casa Trask.

Ne La valle dell’Eden si intrecciano tre storie in un periodo di tempo che va dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale: quella degli Hamilton, famiglia materna dello scrittore stesso; quella della famiglia Trask, che spesso entra in contatto con gli Hamilton; quella di Cathy Ames. I personaggi principali coinvolti nelle vicende hanno tutti una caratterizzazione degna di nota, specialmente per quanto riguarda gli aspetti psicologici. Tutti, a loro modo, posseggono una storia, vizi, virtù e interessi. Ho avuto come l’impressione di conoscerli di persona e di vedere la loro evoluzione nella storia.

La lettura del romanzo è stata coinvolgente e scorrevole, nonostante le oltre settecento pagine! Riporre il libro sul comodino mi lasciava ogni volta un senso di dispiacere, perché ero incuriosita dal proseguo della storia. Il libro è stato capace di farmi riflettere su tematiche profonde, che toccano aspetti interiori, filosofici e religiosi. Uno dei temi principali è quello dell’assenza, nell’accezione di mancanza di un genitore, e degli effetti che ciò può comportare nella vita di un essere umano. A questo si ricollegano i temi del rifiuto, della colpa e della continua lotta tra bene e male. Viene poi anche messa in risalto la capacità dell’essere umano di cambiare il proprio destino. Queste mie impressioni sono solo una piccola parte di ciò che troverete nel libro. Ne avrei parlato ancora e ancora, ma desidero che ciascuno di voi possa ricercare al suo interno i propri significati e le proprie emozioni.

Consiglio questo libro a chi ha voglia di immergersi in una lettura profonda ed elegante, ma anche a coloro che non hanno paura di entrare in contatto con i sentimenti e le emozioni dei personaggi, anche di quelli più spietati.

Stefy

“All’improvviso bussano alla porta” di Etgar Keret

Oggi siamo qui per parlarvi di una raccolta di racconti scritta dall’autore israeliano Etgar Keret dal titolo All’improvviso bussano alla porta.

Nell’introduzione lo scrittore immagina di essere preso in ostaggio da un tizio che gli chiede, sotto minaccia, di raccontargli una storia. All’improvviso, però, bussano alla porta e lui si trova faccia a faccia con un secondo personaggio che, introducendosi in casa contro la sua volontà, gli chiede la stessa cosa. Quando lui sta per iniziare bussano un’altra volta alla porta, un terzo uomo compare sulla scena e si coalizza con gli altri due ravvivando le minacce. Questo incipit, che è esso stesso un racconto, catapulta subito il lettore dentro l’essenza che accomuna tutte le storie di questo libro, composto da trentotto racconti.

L’autore, attraverso le storie, racconta episodi verosimili della vita quotidiana dando loro aspetti surreali. Troviamo, quindi, bugiardi cronici che si ritrovano a rivivere le loro menzogne e le conseguenze delle stesse; persone che pur avendo una vita perfetta passano le loro giornate con gli occhi chiusi immaginandosi vite diverse, non accorgendosi, però, di ciò che accade sotto il loro naso; personaggi che portano in tasca oggetti solo per non sprecare l’occasione di aiutare qualcuno e sentirsi soddisfatti di ciò; o ancora la storia di una donna che organizza una festa a sorpresa per suo marito, ma qualcosa va storto facendo vivere agli invitati una bizzarra avventura.

Il libro si legge con piacere, sia per la vivacità delle storie, sia per la struttura in racconti brevi – talvolta brevissimi –, che consente al lettore di assaporare e riflettere su ciascuna situazione. Le storie sono accomunate dallo stesso stile ironico e irriverente, ma anche dell’accuratezza con cui sono delineati alcuni aspetti dei personaggi, come ad esempio le loro debolezze o i loro vizi. Leggendolo, tuttavia, ci si ritrova come in un frullatore, perché i racconti sono numerosi e non collegati da un filo conduttore.

Consigliamo di leggere questo libro a coloro che cercano qualcosa di non convenzionale, ma anche a chi desidera trovare spunti di riflessione sulle sfaccettature e sulle fragilità dell’animo umano, trattate dall’autore con tatto ed eleganza.

Stefy & Marco

“Smetti di leggere notizie” di Rolf DOBELLI

Sarà sicuramente capitato anche a voi di sentirvi bombardati dalle notizie sui vostri social network, dalle breaking news in televisione o da immagini e video scioccanti in rete. Bene, non siete soli; questa è una piaga che riguarda tutti al giorno d’oggi; è una circostanza che ci sta portando a vivere in un perenne stato di stress. L’impatto che le notizie hanno sulla nostra vita quotidiana è descritto in modo molto dettagliato nel saggio di cui parliamo oggi: Smetti di leggere notizie – Come sfuggire all’eccesso di informazioni e liberare la mente scritto dall’autore e imprenditore svizzero Rolf Dobelli.

Lo scrittore pone l’accento sul meccanismo perverso di cui siamo vittime oggigiorno: più si leggono notizie e più si è disinformati. Sì avete letto bene. Attraverso titoli sensazionalistici, gran parte degli organi d’informazione attirano la nostra attenzione verso notizie irrilevanti, tendenziose e incomplete, messe lì in evidenza al solo scopo di acchiappare click – i famosi clickbait – o vendere i quotidiani. Ci spacciano il nuovo per rilevante, scegliendo per noi ciò che deve essere messo sotto i riflettori. Per questi motivi Rolf Dobelli propone quella che definisce una “dieta di notizie”, perché “le notizie hanno sulla mente lo stesso effetto che lo zucchero ha sul corpo”. Il consiglio è quello di una dieta radicale che ci porti a leggere più libri e riviste che riescano in qualche modo a descrivere questo mondo complesso senza semplificarlo, perché il rischio che corriamo è quello di distorcere la realtà. Infatti, quasi tutto ciò che accade ha bisogno di un approfondimento lento, una calma ponderazione che non possono darci le notizie brevi che abbagliano come i flash delle macchine fotografiche. Situazione divenuta ancor più grave con l’avvento dei social media, perché se prima il titolo che tendeva a farci comprare il giornale era quello in prima pagina, ora siamo colpiti da frasi a effetto da ogni parte con notifiche, banner e quant’altro si infili tra una foto pubblicata da un amico e l’ultimo post di nostra cugina.

Inoltre, l’autore ci consiglia dei comportamenti da adottare per evitare gli errori in cui possiamo incappare quando consumiamo notizie. Se ci abbuffiamo di notizie tendiamo a essere più stressati, a essere più faziosi, a pensare in modo più superficiale, a cercare sempre un colpevole anche quando non c’è. Certe situazioni, infatti, derivano da un insieme di concause che l’estrema semplificazione delle notizie non ci può fornire. Quindi meglio virare su fonti di approfondimento, di giornalismo investigativo come suggerisce l’autore.

Posso dire che ho trovato questo saggio utile e chiaro; il testo si legge in maniera scorrevole e ha un approccio pratico.

Consiglio di leggere questo libro per apprendere quali strumenti utilizzare per avere più consapevolezza quando leggiamo le notizie, se optiamo per la “dieta soft” proposta dall’autore a chi spaventa quella radicale, oppure per cercare di abbandonare le news e dedicarci davvero ai nostri interessi, senza che qualcuno li scelga per noi.

Marco

“Ragazza, donna, altro” di Bernardine EVARISTO

Oggi vorrei parlarvi di un libro che ha attratto la mia attenzione: Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo. Il volume racconta gli eventi di vita e i punti di vista di dodici figure femminili, alcune di loro donne e altre ragazze. Cos’hanno in comune tra di loro? L’essere di colore, o di sangue misto; il fatto di vivere in Gran Bretagna, in una società che ha avuto un passato coloniale; il rappresentare una minoranza all’interno del Paese. Dodici storie di vita, alcune che si intrecciano tra loro, e fanno del libro un punto di riflessione per il lettore, che riceve importanti stimoli su cui soffermarsi.

L’autrice descrive molti aspetti dei suoi personaggi, in particolare quelli legati alla classe sociale, all’orientamento sessuale, alla loro storia di migrazione famigliare. Tra questi personaggi, però, vi è anche “altro”, come sottolinea il titolo del libro, ovvero donne che si riconoscono in identità differenti. Infatti, le protagoniste, vanno contro al classico stereotipo di donna britannica di colore; sono donne che contano su loro stesse, che hanno la capacità di superare i pregiudizi, donne fiere di avercela fatta nonostante le difficoltà e propense ad aiutare l’altro. I personaggi sono complessi e caratterizzati nei dettagli, tanto creare una rappresentazione chiara nella mente del lettore. L’autrice scende molto in profondità nell’intimo di queste donne, ma si focalizza anche sul loro passato, sulle loro storie. Un personaggio, però, si distingue tra tutti, quello di Penelope: una donna bianca femminista, la cui evoluzione dona al lettore il piacere di scoprire un cambiamento dietro una personalità dura e difficile.

Emerge evidente, tra le righe, la tematica dell’inclusività e della diversità, ma anche altre tematiche pregnanti: il razzismo, lo stupro, le relazioni tossiche, la famiglia, il colonialismo, il lavoro e la maternità. La società viene vista e descritta con occhi di diverse generazioni, punti di vista che talvolta si intrecciano tra loro.

Il libro, nonostante le tematiche impegnative in esso trattate, è davvero scorrevole e avvolge il lettore. La lettura è incalzante, perché le storie delle protagoniste si intrecciano tra loro in modo armonico, come se fossero minuziosamente cucite l’una all’altra. Inoltre, l’autrice ha scelto di non utilizzare la punteggiatura, tecnica dà l’impressione di leggere un fiume in piena di parole. Il testo è articolato in cinque capitoli: i primi quattro descrivono la storia delle protagoniste, mentre il quinto costituisce l’epilogo.

Ho scelto di leggere questo libro perché attratta dalla tematica dell’integrazione. Lo consiglio a tutti, perché va oltre gli stereotipi e ci regala un’immagine di donne che hanno fatto della diversità il loro punto di distinzione e di forza.

Stefy

“Abbandonare un gatto” di MURAKAMI Haruki

Murakami Haruki è uno scrittore che ha creato diversi mondi fantastici; è riuscito con la sua penna a immergerci, partendo dalla realtà, in profonde atmosfere oniriche. La sua vita privata, però, è rimasta dietro le quinte fino alla pubblicazione di Abbandonare un gatto. Con questo libro entra per la prima volta nella sua sfera personale.

Questo memoir ruota intorno a un episodio vissuto con il padre. L’autore, infatti, ricorda quando andarono ad abbandonare una gatta sulla spiaggia; questo aneddoto gli ha dato la forza di scrivere una storia che da molto tempo teneva dentro “come una spina rimasta in gola”. Da questo lampo, sfolgorato nella memoria dello scrittore, parte il ricordo del padre.

L’immagine che Murakami dà di suo padre è quella di un uomo accademico riservato, dedito alla tradizione buddista, appassionato scrittore di haiku e profondamente segnato dall’esperienza della guerra. Murakami Chiaki, infatti, diviene soldato per un errore burocratico; si porterà nel cuore ferite aperte e nei ricordi immagini vivide della guerra: un’esperienza che non condividerà mai apertamente con il figlio. Il contrasto generazionale li porterà poi ad allontanarsi nel corso degli anni.

Il testo ha un’aurea poetica e malinconica, in linea con stile dello scrittore. Ci porta a riflettere su dinamiche che sono proprie del suo rapporto con il padre, ma che riguardano un po’ tutti. Scrive infatti: “La storia non appartiene al passato. È qualcosa che fluisce nella coscienza umana, o forse nell’inconscio, è una corrente di sangue vivo e caldo che, volenti o nolenti, ci trasmettiamo da una generazione all’altra. In questo senso ciò che ho scritto qui è una vicenda individuale, ma al tempo stesso un tassello della grande storia che ha formato il mondo nel quale viviamo. Ne è solo un minuscolo frammento, eppure ne fa indubbiamente parte”.

L’edizione italiana è impreziosita dalle illustrazioni di Emiliano Ponzi; esse scandiscono il testo mostrandoci delle istantanee che si riconciliano, di pagina in pagina, con le parole dell’autore. I disegni minimali, ordinati e dai colori tenui ci avvolgono in un’ambientazione tutta giapponese.

Consiglio questo libro a tutti i lettori di Murakami, ma anche a chi non lo conosce e vuole fare il percorso inverso per scoprirlo, prima leggendo qualcosa di personale e poi passare alle sue opere. Troverete un libro che si legge d’un fiato, ma che vi lascerà molto.

Marco

“Trame libere – Cinque storie su Lee Miller” di Eleonora ANTONIONI

Nel post di oggi vorrei parlarvi di un romanzo a fumetti, scritto e illustrato da Eleonora Antonioni e intitolato Trame libere – Cinque storie su Lee Miller. Quando nella mia libreria di fiducia ho trovato per caso questo volume, sono stata subito attirata dalla voglia di conoscere questo personaggio fino ad allora a me sconosciuto, soprattutto perché sono da sempre affascinata dalle storie di vita, in particolare da quelle anime inquiete e dedite alla costante ricerca di qualcosa.

L’autrice, attraverso il libro, ha scelto di dare al lettore un’immagine eclettica di Elisabeth “Lee” Miller: modella, artista, fotografa e inviata di guerra. Una persona alla continua ricerca di stimoli, con il desiderio di oltrepassare i propri limiti. Per via di questa personalità dalle mille sfaccettature, con il tempo, Lee Miller non si vede più solamente come una modella, ma sente il bisogno di immortalare luoghi e momenti con la macchina fotografica. Poi riesce a diventare inviata di guerra per alcune testate giornalistiche degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Inoltre, fin dall’inizio del libro, veniamo a conoscenza di un aspetto importante della vita di Lee Miller: quello del trauma infantile legato alla violenza. Il tema viene trattato con delicatezza e accortezza dall’autrice e rimane sullo sfondo nel corso di tutta l’opera. Infatti notiamo, nell’evoluzione della vita sentimentale della protagonista, una forte ambivalenza tra il desiderio di libertà e quello di essere amata.

Con uno stile elegante e raffinato, Eleonora Antonioni, ci fa conoscere una donna coraggiosa e desiderosa di vivere appieno la propria vita, ma anche fragile e talvolta alla ricerca di approvazione da parte degli altri. Il libro è indicato per gli adulti, ma anche per ragazzi in età adolescenziale e pre-adolescenziale. Questo perché, nonostante racconti la storia di un personaggio, tratta tematiche delicate e intense. Nulla nel libro è lasciato al caso. Leggendolo si avverte la cura dell’autrice nelle illustrazioni, in particolare trovo azzeccata la scelta cromatica e la precisione delle tavole.

Si nota, inoltre, lo studio della vita del personaggio e si percepisce la sensazione di qualcosa di non detto, di una parte di vita non raccontata. Infatti, sono descritti solo alcuni dei momenti più significativi della vita del personaggio. L’autrice è stata capace di mostrarci aspetti di Lee Miller tali da suscitare il desiderio di volerla conoscere di persona.

Consiglio questo libro perché, con la formula del romanzo a fumetti, fa conoscere un personaggio femminile purtroppo poco noto al pubblico, ma che è un esempio di emancipazione e affermazione.

Stefy

“Verbal Warrior” di Massimo Picozzi

Avete presente quando siete in coda alla guida e incontrate un automobilista che inizia a imprecare, magari insultandovi? Oppure, vi è mai capitato di avere un collega di lavoro che sparla di voi e verso cui sentite il bisogno di dirgliene quattro? O ancora, quando riprendete un vostro alunno e arriva il genitore arrabbiato che vi intima di non prendervela con suo figlio?

Questi sono solo alcuni esempi utili a introdurre il libro di oggi: Verbal Warrior – Il potere delle parole per disinnescare il conflitto scritto dallo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi. Ho scelto di parlarvi di questo testo perché, nella società di oggi, il conflitto è all’ordine del giorno, e ogni situazione può diventare occasione per innescarlo. L’autore, attraverso questo manuale, vuole offrire una guida utile a gestire i conflitti fornendo a tutti gli strumenti per promuovere un dialogo costruttivo e risolutivo.

Il libro è suddiviso in tre parti. La prima è dedicata al linguaggio, all’ascolto e alla conoscenza del “verbal judo” o “autodifesa verbale”. Massimo Picozzi la descrive come una tecnica basata sull’uso del corpo e della voce, ma soprattutto sulla scelta delle parole da utilizzare per non aggravare una situazione già di per sé difficile. Non sempre, infatti, l’attacco garantisce un buon risultato, anzi, spesso aggrava una situazione potenzialmente gestibile.

La seconda parte, invece, illustra esempi e consigli per applicare sul campo il “verbal judo”: con i propri dipendenti, con i colleghi, verso i superiori, all’interno del servizio clienti, e ancora, nei rapporti di coppia, a scuola, con i bambini e gli adolescenti, così come con persone fragili o in ambito delle professioni dell’aiuto.

La terza e ultima parte, vuole dare al lettore un messaggio di positività, immaginando le parole come dei mattoni che, posti correttamente uno sull’altro, possono diventare la base per una comunicazione costruttiva e rispettosa. In questa sezione è messa in evidenza l’importanza delle parole squadra, ascolto, motivazione, costruzione e cambiamento.

Il libro, scritto in un linguaggio chiaro e accattivante, può davvero essere un valido supporto per tutti coloro che operano nel campo delle professioni dell’aiuto o in quello delle relazioni interpersonali, ma anche per le persone che desiderano migliorare la qualità della loro comunicazione e avere strumenti in più per gestire potenziali momenti di conflitto, anche nella vita di tutti i giorni.

Massimo Picozzi non delude mai, perché, attraverso i suoi libri, possiede la capacità di raggiungere ogni lettore, professionista e non, facendogli conoscere gli aspetti nascosti dell’animo umano ma anche fornendo suggerimenti utili. Ricordo, quando ho incontrato il professor Picozzi, ormai 15 anni fa, avevo appena iniziato Scienze Sociali all’università: in quel momento ho capito che sarei diventata anche una criminologa forense. Ho letto molti dei suoi libri e Verbal Warrior è stata una lettura esemplare in un periodo storico dove il mio lavoro è sempre più faticoso, difficile e le diverse forme di aggressività sono all’ordine del giorno. Ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione di questo libro qualche mese fa a Voghera, grazie a un evento organizzato dalla Libreria Ticinum.

Consiglio a tutti di leggere questo manuale, così attuale e in grado di dare suggerimenti utili a migliorare la nostra qualità di vita e il rapporto con le altre persone.

Stefy

“Non ho ancora finito di guardare il mondo” di David THOMAS

“Ho incontrato un miliardario. Mi ha detto che ha conosciuto i potenti. Il suo nome è famoso nei palazzi, nei teatri e nei salotti. Ha fatto il giro del pianeta cinque volte. Da qualche anno, si è ritirato in una capanna in riva al lago; vive di pesca, caccia e silenzio. E se gli chiedi quando tornerà a casa, dice che non ha ancora finito di guardare il mondo.”

Questo è uno stralcio della quarta di copertina della raccolta di racconti di cui voglio parlare oggi: “Non ho ancora finito di guardare il mondo” dell’autore francese David Thomas. Ho voluto portarlo in evidenza per trasmettervi l’essenza di questo libro.

I personaggi dei racconti e dei romanzi, solitamente, si differenziano dalle persone in carne e ossa perché sono privati, per esigenze narrative, di tutta quella complessità propria dell’essere umano, appunto per evidenziare la loro caratterizzazione. In questo libro, invece, i protagonisti dei racconti non sono dei veri e propri personaggi: raccontano le loro storie sotto forma di monologo mettendo a nudo tutta la loro complessità. Sotto questo aspetto sembrano delle confessioni rilasciate da persone reali.

Non c’è nessuna avventura, nessuna risoluzione del conflitto in queste storie. C’è solo la presentazione di un tormento interiore, ordinario, quotidiano. Sono fotografie di pezzetti di vita. Al loro interno si descrive la noia, la fragilità, ma anche attimi di fugace felicità. In questi monologhi ci sono mariti che non sopportano le mogli, persone che mettono a nudo le loro paure, donne e uomini che sono scappati o che rimangono.

Le parole sono scelte con cura e condensate in racconti talvolta brevissimi (72 racconti in poco più di 180 pagine). L’amarezza e la frustrazione di ognuna di queste “voci” è accompagnata da una velata ironia che non appesantisce il lettore, ma lo lascia straniato, perché alla fine di ogni racconto non sa se ridere o riflettere, quindi finisce per fare entrambe le cose. Ogni racconto ha, nonostante la brevità, una chiusura a effetto che coglie di sorpresa chi sta leggendo.

Se siete incuriositi e leggerete questo libro non potrete fare a meno di ritrovare, in più racconti, voi stessi e persone che conoscete, perché è un grande contenitore della varietà del genere umano. Se invece lo avete letto ditemi cose ne pensate. Vi lascio, intanto, con un altro stralcio che racchiude l’anima di questo libro.

“Il coraggio è non piangere sul tuo destino e accettare le conseguenze di quello che fai con la naturalezza degli animali. È guardarti allo specchio come un uomo e non come l’immagine che avresti voluto dare di te. È pensare che non cascherà il mondo solo perché sei caduto in errore. È capire che tutti gli uomini sono di una complessità disarmante e che anche tu sei tutti gli uomini”

Marco

“Racconti di riserva – Otto piccole avventure indiane” di Paolo Valerio BELLOTTI

Titolo: Racconti di riserva – Otto piccole avventure indiane

Autore: Paolo Valerio Bellotti

Casa editrice: Bookabook

Anno: 2020

Oggi parleremo di un libro, nello specifico una raccolta di racconti, gentilmente inviatoci da un autore che si è avvalso della realtà editoriale di Bookabook al fine di pubblicare il suo testo. Per chi non conoscesse Bookabook, è una casa editrice che si avvale del crowdfunding per la pubblicazione dei propri libri. Il testo in questione, intitolato “Racconti di riserva – Otto piccole avventure indiane” di Paolo Valerio Bellotti, è attualmente in campagna di raccolta fondi per la pubblicazione.

Il libro è composto da otto racconti, ognuno dei quali narra una storia differente, per trama e personaggi. Le storie, ambientate nel Nordamerica, hanno tra i protagonisti discendenti dei Nativi americani: parlano della loro cultura, delle loro tradizioni e della loro integrazione nella società odierna.

I personaggi descritti dall’autore vivono un’intima contraddizione circa la conservazione della cultura indiana. Alcuni di loro sono molto ancorati alle tradizioni e ai valori tramandati dalle generazioni precedenti, come è narrato nel racconto “Coyote Bo”, mentre altri sono più influenzati dalla cultura occidentale e stanno pian piano perdendo questa connessione profonda, così come descritto in “There will be peace in the valley”. Inoltre, l’autore ci vuole far conoscere rituali tipici, quasi incantati e intrisi di spiritualismo, come nel racconto “La capanna del sudore”, ma anche l’essenza di vicende tramandate oralmente, come nel racconto che chiude il libro: “Il viaggiatore”.

La struttura in racconti ha permesso all’autore di poter trattare aspetti eterogenei della cultura indiana, dando al lettore la possibilità di incuriosirsi e magari di approfondire i vari argomenti. Da notare anche l’importanza che vuole dare ad alcuni aspetti linguistici, inserendo all’interno dei racconti alcune espressioni tipiche tratte dai diversi idiomi appartenenti agli Indiani d’America.

Durante la lettura e al termine della stessa, abbiamo posto dei quesiti all’autore, dapprima circa la nascita del libro, quindi sulla sua passione per la cultura dei Nativi americani, e poi sul testo. Il sentimento di vicinanza con gli Indiani d’America è nato, ci spiega l’autore, per una somiglianza esteriore. Infatti, i tratti somatici non “europei” lo hanno portato con curiosità ad accostarsi ai popoli d’oltreoceano. Per quanto riguarda il testo, siamo rimasti un po’ straniati dall’ultimo racconto, quindi abbiamo chiesto qualche delucidazione; l’autore ci ha poi spiegato molto gentilmente che una struttura del genere è voluta come richiamo alle storie tramandate oralmente.

Abbiamo scoperto con piacere questo libro, perché parla di un tema alternativo e al di fuori delle mode del momento. Ci ha a tratti anche emozionato per il tormento dei suoi personaggi, per la loro solitudine, per la loro ricerca di identità. Ringraziamo ancora una volta l’autore per la disponibilità. Se siete curiosi andate a vedere le anteprime sul sito di Bookabook e i suoi profili social.

Stefy & Marco

“La vocazione teatrale di Wilhelm Meister” di Johann Wolfgang von GOETHE

“Il sipario ricadde, la porta si chiuse; tutta la piccola brigata era come stordita da un’ebbrezza e aveva voglia di andare a letto; solo Wilhelm, che dovette coricarsi come gli altri, restò a giacere per conto suo, oscuramente rimuginando ciò che aveva visto, insoddisfatto nel proprio piacere, pieno di speranze, di impulsi e di presagi”.

Goethe descrive così le sensazioni del piccolo Wilhelm di fronte alla fine dello spettacolo di burattini a cui aveva appena assistito. Siamo negli anni ‘40 del 1700 e, in una famiglia borghese di una piccola cittadina tedesca, Wilhelm riceve in regalo per Natale dalla nonna uno spettacolo di burattini. Mentre gli altri bambini guardano la recita, per poi dimenticarsene, Wilhelm conserva dentro di sé la curiosità e il desiderio di conoscere ancor di più quel mondo. Lui ancora non lo sa, ma quel momento segnerà per sempre il suo futuro. Diviso tra l’attrazione verso il mondo teatrale e la carriera nell’attività commerciale del padre la sua esistenza sarà segnata da incontri ed eventi casuali, tali da a trasformare i suoi sogni in realtà.

Il libro, scritto in un modo semplice e coinvolgente, racconta la vita di Wilhelm, a partire dall’infanzia sino all’età adulta, ripercorrendo l’evoluzione della sua passione teatrale, ma anche descrivendo le sue gioie e fallimenti. Goethe descrive con precisione gli eventi che, casualmente, conducono Wilhelm sempre più verso il teatro, come il dono dei burattini da parte della nonna, o l’incontro con l’attrice Mariane, quello con una compagnia strampalata di attori e la cura di una piccola bambina di nome Mignon.

Il personaggio di Wilhelm ha un carattere molto sensibile, altruista, ma anche perfezionista e pratico. Le sue esperienze di vita, nelle quali anche il lettore è immerso, non sono mai ambientate nel mondo borghese da cui lui proviene, ma in quello rurale e delle persone semplici. Gli sforzi del protagonista per raggiungere i suoi desideri sono sempre costellati di imprevisti, tanto da generare il lui un senso di sconforto. Trova, però, la forza di andare avanti grazie a eventi positivi e del tutto casuali, che lo incoraggiano circa le sue possibilità di successo. Risulta, quindi, percepibile al lettore il continuo contrasto tra desiderio e rinuncia, successo e fallimento. Anche gli altri personaggi, specialmente quelli femminili, sono ben caratterizzati, quasi da sembrare vivi dinanzi al lettore. Lasciano, però, quest’ultimo con l’amaro in bocca, per la sensazione che il loro destino sarà già segnato.

Goethe, tramite il personaggio di Wilhelm ha voluto dar valore a quell’ostinazione che porta l’essere umano a superare numerosi ostacoli per raggiungere il proprio obbiettivo, ma ha anche voluto dare un chiaro tributo verso il teatro, un amore che ha fatto parte anche della vita dello scrittore stesso.

Un giorno, passeggiando tra gli scaffali di una libreria dell’usato, ho incontrato questo libro. Sono stata incuriosita immediatamente dal titolo, principalmente perché ha come argomento il teatro. Poi, conoscendo Wilhelm, ho viaggiato con lui all’interno della sua vocazione, attraverso quella spinta innata che si sente dentro e che, prima o poi, condurrà verso ciò che si desidera realmente. Queste sensazioni rilasciate dal libro, mi hanno riportata indietro nel tempo, a rivivere quelle che sono state le mie “vocazioni”, ovvero quella per il mio lavoro e quella per il teatro. Wilhelm insegna. Accogliamo gli eventi imprevisti e, se la nostra passione è forte, niente e nessuno potrà essere un vero ostacolo ai nostri obbiettivi.

Stefy

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