“Frantumi”- di Giovanni MASI e Rita PETRUCCIOLI

“Non fa niente se restano i segni” è una delle frasi emblema contenute in questo romanzo a fumetti, intitolato “Frantumi”.

Seduto al tavolino di un bar, davanti ad una tazzina di caffè fumante e pensando a Sofia, la sua compagna, il mondo di Mattia, crolla, frantumandosi improvvisamente in mille pezzi. Si ritrova così a vagare in un mondo onirico e fantastico caratterizzato dall’esplorazione e della ricerca. Ad accompagnare il giovane ci sarà una ragazza avvolta da un alone di mistero, Laila, anch’essa alla ricerca del suo pezzo mancante. Insieme affronteranno questa avventura, alla ricerca di Sofia e di se stessi, cercando di rimettere insieme i loro frantumi.

Il libro racconta una trama originale, capace di donare un senso reale a ciò che viene espresso con splendide metafore. Nonostante ciò, conserva un’aura avventurosa e romantica, con uno stile grafico semplice, colorato e molto curato. Il lettore, inoltre, entra nei meandri dei concetti di dolore e perdita senza esserne spaventato e uscendone con un profondo e positivo senso di riflessione.

Gli autori scrivono che “per accettare le proprie cicatrici, bisogna prima rimettere insieme tutti i pezzi” e, dando voce ad altri personaggi nel corso della storia, che “devi imparare a convivere con il dolore, perché dopo il dolore siamo molto più della somma dei nostri frantumi”.

Ricordo di aver preso il volume molto tempo fa e non dimentico il giorno in cui, finalmente, ho avvertito una forte spinta a leggerlo. Il romanzo a fumetti tratta di temi importanti, quali la perdita, il dolore, l’ansia della ricostruzione e la fatica nell’osservare le cicatrici dei cocci ricomposti, a volte con fatica. Questi sono aspetti che spesso molte persone si vergognano ad esternare, come se far conoscere il proprio dolore sia sinonimo di una paura di sembrare deboli agli occhi degli altri. Ho adorato leggere questo volume e nel farlo, mi sono accoccolata comodamente sul divano, osservando le mie cicatrici, accarezzandole, ripetendo dentro me stessa che “non fa niente se restano i segni”.

Stefy

“Antropozoologie” di Biagio IACOVELLI

Titolo: Antropozoologie

Autore: Biagio Iacovelli

Casa Editrice: Eretica Edizioni

Anno: 2019

Illustrazioni: Eleonora Iacovelli

Suggestioni Interpretative: Filippo Gazzaneo

Biagio Iacovelli, al suo esordio letterario (con una prefazione dell’attore teatrale, drammaturgo e scrittore, Moni Ovadia), ci prende per mano e ci porta, attraverso nove racconti, in altrettante dimensioni distopiche e grottesche. Si parte con “La gallina che voleva diventare un’aquila”, racconto che, richiamando la mitologia greca, ci insegna a apprezzare noi stessi per ciò che siamo; si prosegue con “La stirpe di Caino”, rivisitazione di un episodio biblico, che si sofferma sul concetto di bene e male; troviamo poi “La festa” tratteggiante un futuro distopico e inquietante; appena dopo facciamo la conoscenza del signor Lorenzo Narcisi, ovvero il PresidenTre, in un racconto dai connotati grotteschi dal titolo “Titan Arum – Dietro lo specchio”; ci si immerge poi in un’atmosfera cupa e onirica in “La giostra”; il racconto “Fiat Lux” ci avvolge in un vortice di suoni, rumori, profumi e immagini attraverso le sensazioni di una donna; “Il canovaccio” ci presenta un attore alle prese con dubbi e domande esistenziali; al termine di un viaggio interstellare ci troviamo di fronte alla desolazione di un pianeta decadente ne “Il botanico”; dulcis in fundo il libro si conclude con “…e alla fine?”, racconto che ci insegna a goderci pienamente la vita.

Le storie sono ambientate in universi in cui nessuno vorrebbe vivere, ma lasciano al lettore una vaga sensazione di vissuto. Le iperboli disegnate dall’autore sfiorano il mito per poi portarci dentro storie cupe e fantascientifiche, ma tutte legate da quella sensazione di “qualcosa che non va” tipica della condizione umana. Nei racconti in prima persona l’immersione è profonda, quasi come una prestazione attoriale resa nero su bianco. In quelli scritti in terza persona, invece, si ha l’impressione che una telecamera inquadri da dentro i personaggi e ci faccia vedere le loro intime emozioni. La scrittura è ricercata, a volte non è semplice seguire tutte le sensazioni che ci trasmette, ma i racconti scorrono con piacere lasciando soddisfatto il lettore.

Considerazioni personali:

Marco:

dicono che esistono due tipi di scrittori: quelli che vogliono ordinare il mondo e quelli che vogliono aprire le ferite del mondo. Biagio Iacovelli appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Squarcia le cicatrici e mette in mostra le nostre piaghe nascoste, le lascia lì come monito per farci riflettere. Noi lettori allora accorriamo a medicarci, ma le sensazioni riaffiorano sotto il cerotto anche dopo aver finito di leggere. Ho divorato questo libro d’un fiato e poi l’ho lasciato decantare, scoprendo più cose qualche tempo dopo la lettura.

Stefy:

Sappi portare la tua croce e credi. Io credo, e il mio dolore si placa, e quando penso alla mia vocazione, non ho più paura della vita”.

Personaggio di Nina – da “Il gabbiano” di A.Cechov

Antropologico e profondo, Biagio Iacovelli, ha saputo accompagnarmi, in qualità di lettrice, in un mondo letterario per me nuovo, così visionario e grottesco. Ha saputo scandagliare, con leggiadria, gli aspetti profondi e nascosti dell’animo umano, dimostrando un’attenzione ai dettagli interiori. Meglio conosciuto come attore, Iacovelli, al primo esordio letterario, ha dimostrato la sua versatilità e la sua creatività, onori e oneri della professione artistica. In questo volume ha saputo valorizzare la sua vocazione, con coraggio e libertà, dimostrandosi un vero scrittore.

“La banda dei brocchi”- di Jonathan COE

Birmingham, Inghilterra, anni ‘70: le lotte sindacali, il punk, gli attentati dell’IRA. Su questo sfondo (“marrone” come più volte sottolineato dall’autore) Jonathan Coe delinea la storia di un gruppo di adolescenti, alluni di un prestigioso liceo privato, nel cuore delle West Midlands. Figli di famiglie borghesi, il sognatore Benjamin, il pragmatico e disilluso Doug, il conciliante Philip e la mina vagante Sean (conosciuto solo come “Harding”), vivono un periodo di tensione e instabilità sociale. Infatti, eventi tragici segnano in modo indelebile le vite dei protagonisti, già alle prese con i piccoli e grandi drammi che precedono l’età adulta come gli amori non corrisposti, la scoperta della fallibilità dei propri genitori e le ingiustizie scolastiche. La penna dell’autore è tagliente e non risparmia critiche più o meno velate ai suoi connazionali, ma anche molto romantica nei confronti dei sentimenti dei giovani protagonisti, “brocchi” e “sfigati”, fuori posto in anni rivoluzionari.

Jonathan Coe compone la trama come un mosaico, mettendo insieme pezzi scritti da punti di vista differenti: in alcuni capitoli mostra in terza persona ciò che accade, ma in altri lascia raccontare ai protagonisti il susseguirsi degli eventi attraverso diari, lettere, racconti, articoli di giornale scolastico e persino flussi di pensiero. Da lettore mi sono divertito un sacco a passare da un cambio di prospettiva all’altro. Insomma, posso dire che è un romanzo costruito con grande maestria da uno dei più grandi autori inglesi contemporanei.

Marco

“Leggere Lolita a Teheran” di Azar NAFISI

Leggere Lolita a Teheran” è un romanzo autobiografico scritto nel 2003 da Azar Nafisi, ex professoressa di letteratura inglese all’Università di Theran e ora docente negli Stati Uniti d’America. Il volume tratta dell’esperienza vissuta dall’autrice e da un piccolo gruppo di studentesse.

Il testo, ambientato in Iran, offre in modo originale, uno spaccato di tre mondi: il primo, quello dello Stato, la sua cultura, le sue leggi, le sue bellezze e difficoltà; il secondo è quello della letteratura e di come viene considerata in quel Paese; il terzo è quello delle persone, in particolare di questo piccolo gruppo di donne che si riunisce in gran segreto per discutere di quei grandi classici della letteratura considerati “proibiti” in Iran.
Parlando di libri all’interno del gruppo, le ragazze iniziano anche ad aprirsi maggiormente, raccontando aspetti della loro vita e di cosa significhi essere donna in Iran.

Il libro si compone di quattro parti, suddivise in nominativi di romanzi famosi e proibiti in quel Paese, ovvero: “Lolita”, “Gatsby”, “James” e “Austen”. Lo stile di scrittura è semplice e strizza l’occhio al lettore, che viene accompagnato a conoscere un mondo lontano e diverso dal proprio. Insomma, Azar Nafisi, con la sua scrittura calorosa, ci offre una bella perla; un romanzo impregnato di cultura, di passione per i libri, di sofferenza, di ribellione, di sentimento e nostalgia per il proprio Paese.

Dal punto di vista personale sono sempre stata affascinata dalle culture diverse dalla mia, sia dal punto di vista professionale che privato. La mia perenne curiosità mi ha attratta verso questo libro; in particolare, sono stata colpita dalla vita sociale delle donne iraniane e dagli aspetti culturali legati a un mondo così distante dal mio.

Leggiamo, sempre, ma confrontiamoci anche con chi è diverso da noi, perché è proprio nelle differenze che sta la vera ricchezza.

Stefy.

“Diario di bordo dal mare di Cortez” di John STEINBECK

“Diario di bordo dal mare di Cortez” è uno dei molti capolavori letterari di John Steinbeck.
Nel 1930 l’autore conosce Ed Ricketts, biologo marino, con il quale stringe una solida amicizia. Trae, inoltre, dallo stesso alcuni insegnamenti riguardanti temi naturalistici che lo avevano appassionato durante gli studi universitari di biologia, poi abbandonati.

Il libro è stato pubblicato nel 1941 ed è un diario che descrive il viaggio di ricerca via mare intrapreso da Steinbeck, Ricketts, la moglie dello scrittore e altri membri di un piccolo equipaggio. Il piccolo gruppo, partito dalla città di Monterey, in California, ha navigato sino alla costa del sud per poi giungere al mare di Cortez. Lo scopo del viaggio era quello di studiare le specie marine che popolavano quel tratto di costa.
È proprio attraverso questa avventura che i naviganti hanno avuto la possibilità di conoscere tante specie animali marine, ma anche tante realtà cittadine nuove e popolazioni diverse, con i loro usi e costumi.

Il genere dell’opera è ibrido, intersecandosi parti romanzate, con altrettante di biografia e letteratura di viaggio, nonché di saggistica.
Si alternano, infatti, narrazioni tipiche del romanzo, ad altre descrizioni molto tecniche dedicate agli organismi marini, nonché riflessioni filantropiche, sociologiche ed ecologiche. Proprio per la sua complessità di genere, la suddivisione in brevi capitoli viene in aiuto al lettore che può decidere di godersi ogni parte, seguendo il proprio personale ritmo di lettura. La scrittura è scorrevole e lo stile empatico, come da caratteristica di Steinbeck, e le parole sono usate con maestria.
Scritto negli anni ’30, questo volume è un esempio di modernità dal punto di vista lessicale, poiché, il lettore, se privato dei riferimenti temporali non darebbe lui la sua “veneranda età”.
Per ciò che concerne i protagonisti dell’opera, Steinbeck si sofferma maggiormente all’inizio su un solo personaggio, ovvero Ed Ricketts, che descrive con affetto e precisione, quasi a voler far risaltare l’importanza del legame con lo stesso, salvo poi non esaltarlo affatto nel racconto di viaggio. Degli altri componenti dell’equipaggio fa solo alcuni cenni, mentre nessuna menzione viene fatta della moglie.

Personalmente ho nutrito sentimenti contrastanti verso questo libro. Da una parte ho apprezzato, come sempre, la dovizia di Steinbeck nelle descrizioni e nella narrazione degli eventi accaduti e delle avventure intraprese. Così come la sua curiosità, competenza e riflessività che permeano molte argomentazioni del libro.
Nonostante io abbia letteralmente “divorato” il libro in una settimana, ho riscontrato difficoltà nella lettura proprio perché composto da un insieme di alcuni generi letterari diversi tra loro. In particolare, la trattazione degli aspetti legati all’ambiente marino si è rivelata ricca di terminologie tecniche che esulano da ciò che io, da lettore, stavo ricercando in quel momento, ovvero la parte avventurosa. Inoltre, dopo aver conosciuto la figura di Ed Ricketts, mi è dispiaciuto non vederlo più parte del viaggio, né ascoltare le sue considerazioni.
Nel complesso consiglio questo libro, perché da Steinbeck c’e sempre qualcosa di positivo da imparare.

Stefy

“Ready Player One”- di Ernest CLINE

Anno 2045: immaginate un mondo al collasso e gran parte della popolazione in stato povertà che vive in container impilati in mezzo ai rottami. Immaginate, poi, un mondo alternativo, virtuale: Oasis. Un mondo dove le persone possono creare l’avatar di sé stesse e vivere un’esistenza più interessante di quella reale, provando sensazioni autentiche attraverso un visore e dei guanti aptici.

Questo è lo scenario distopico che ci presenta Ernest Cline nel romanzo di fantascienza “Ready Player One” (“Player One”, nella versione italiana), adattato recentemente per il grande schermo dal regista Steven Spielberg, non senza cambiamenti rispetto al romanzo.

James Halliday, il genio creatore di Oasis, alla sua morte lascia un video in cui annuncia che lascerà tutto il suo patrimonio in eredità a chi scoverà i tre Ester egg nascosti nelle pieghe del mondo virtuale, da lì si scatena una caccia selvaggia da parte di molti utenti, tra cui il protagonista Wade Watts. Cline, attraverso il personaggio di Halliday omaggia la cultura pop e nerd anni ‘80 con molti riferimenti a film e videogiochi dell’epoca (in particolare i videogiochi arcade, quelli che si trovavano nelle colonnine dei bar, e il film Ladyhawke).

Pubblicato nel 2011, con uno stile asciutto (e un po’ troppo “raccontato” per essere scritto in prima persona), il romanzo anticipa i tempi facendo un parallelismo con il mondo attuale. Infatti, oggi più di allora, il web è davvero un mondo alternativo che si aggiunge a quello reale diventando anch’esso parte della realtà, luogo dove molte persone sfogano le proprie emozioni o trovano rifugio e conforto, a volte sostituendolo alla vita in carne e ossa.

Marco

“La lotteria”- di Shirley JACKSON

“La lotteria” è un libro di racconti brevi per chi desidera trascorrere un poco di tempo attraversando avventure inquietanti.

Shirley Jackson, attraverso gli scritti in esso contenuti, ovvero “La lotteria” (che da il nome al libro), “Lo sposo”, “Colloquio” e “Il fantoccio”, possiede le capacità di raccontare gli aspetti inquietanti dell’animo umano. Quei sentimenti celati, primordiali e primitivi, che tutti possiedono ma che tengono spesso a bada.

Scritto con un linguaggio semplice e dal ritmo incalzante, questo piccolo volume porta il lettore in un viaggio dentro la natura umana in modo delicato e profondo. Si rivela ottima la padronanza del metodo narrativo, poichè la Jackson riesce a condurre per mano il lettore sino alla fine della storia e senza che e intuisca prima la fine, la quale rivela sempre sorprese.

Il racconto de “La lotteria”, pubblicato la prima volta nel 1948 sul New Yorker, è stato rivoluzionario, tanto da ispirare molti scrittori del genere horror, come Stephen King.

Ho iniziato questo libro, sia per la passione che nutro verso il genere, ma anche perchè cercavo qualcosa di breve e frizzante. Ecco il termine giusto per descrivere questo libro: frizzante. Capace di dare brividi essenziali, ma senza essere scontato oppure eccessivo.

Quando ho terminato i racconti ho pensato di andare a leggere la storia di vita dell’autrice e non sono rimasta sorpresa dai momenti difficili che ha attraversato. Tutto questo traspare in questi scritti che, oltre a temi fantastici contengono anche un condensato di esistenza e fragilità.

Stefy

“Un amore esemplare” – di Daniel PENNAC- illustrazioni di Florence CESTAC

Daniel Pennac è senza dubbio uno degli scrittori più amati. Lui è il nonno burlone che tutti vorremmo.

Oggi vi parlo di una storia d’amore che ha voluto raccontare in modo originale, in collaborazione con l’illustratrice Florence Cestac, tramite un’opera a fumetti o graphic novel, perchè, a detta sua, questa storia meritava di “qualcosa di meglio delle parole”.

Singolare e romantica è la storia di Jean e Germaine, i vicini di casa della nonna dello scrittore, nell’entroterra di Nizza, nel sud della Francia. Il giovane Daniel incuriosito da questi strani vicini, si intrufolava spesso in casa loro e li osservava con attenzione. Senza un lavoro, senza figli e pieni di libri (anche in cucina), si guadagnavano da vivere in modi del tutto inconsueti. Una coppia che ha coltivato il proprio sogno d’amore in modo del tutto anticonvenzionale. Di classi sociali diverse, hanno rinnegato le loro famiglie per stare insieme. Un amore “senza intermediari”, forse un po’ troppo chiuso, ma consapevole di aver trovato condizioni più uniche che rare per sbocciare, nonchè di essere l’eccezione che conferma la regola.

Florence Cetac raffigura tutti i suoi personaggi con lo stesso naso, ma ha il dono di riuscire a caratterizzarli in modo più che aderente alla realtà. L’ironia, l’autoironia e il romanticismo di Daniel Pennac fanno il resto, ma non è tutto. Forse alla fine vi scapperà una lacrimuccia.

Marco

“Il libro della Stefi”- di Grazia NIDASIO

Ha otto anni. Capelli neri, dritti, come spaghetti. Tratto distintivo: è un vero vulcano. No, non sono io. Si, ho i capelli neri, dritti come spaghetti. Ma di anni ne ho 32. Ma come, non sapete di chi sto parlando? Ma della Stefi! Tassativamente con l’articolo davanti, perché lei è milanese. Se lo togliete si arrabbierà e vi terrà il broncio.

La Stefi, creata dalla grande illustratrice Grazia Nidasio, ha accompagnato generazioni di bambini e adulti per oltre quarant’anni; prima con una comparsa nel “Corriere dei ragazzi”, accanto alla sorella Valentina, poi con una serie tutta sua all’interno del “Corriere della sera”. In questo bellissimo volume illustrato, troverete tante avventure di cui la Stefi è la protagonista, coinvolgendo la sua famiglia, gli amici e persone sconosciute. Incontrerete una bambina impertinente, molto vivace, capace di creare grandi cose con la fantasia, ma soprattutto capace di far emergere il punto di vista dei piccoli.

Quello che insegna la Stefi è che i piccoli hanno sempre qualcosa da dire, tramite quella visione limpida che solo loro posseggono. Noi grandi dovremmo, invece, ascoltarli veramente.

Ogni storia raccontata ha la capacità di far riflettere, ma vi assicuro che sorriderete anche tanto. Molte volte, infatti, mi sono stupita di ritrovarmi, senza saperlo, con un sorriso sul viso.

Il libro che avete davanti ritengo che sia anche un capolavoro grafico. Ho amato i colori delle tavole in esso contenute poichè mi hanno donato serenità e allegria. Lo stesso piacere è valso per le espressioni visive date ai personaggi e ai dialoghi creati.

Per cui grazie all’autrice, scomparsa nel 2018, per averci donato questo bel personaggio e le sue splendide avventure, in questa edizione molto curata.

Una volta che conoscerete la Stefi non la dimenticherete facilmente !

Stefy

“Uomini senza donne”- di Haruki MURAKAMI

Oggi vorrei consigliarvi un libro di racconti, perchè se ne parla sempre poco rispetto ai romanzi. In tempo di quarantena è naturale parlare di solitudine, un tema ricorrente nei romanzi e nei racconti di Murakami.

Questa raccolta di sette racconti, tratta il tema da un punto di vista singolare. Il filo conduttore delle storie di questo libro è la solitudine maschile, ma non in senso assoluto. Gli uomini di queste storie sono vittime di una solitudine particolare: quella che si prova quando si perde una donna. Perdere una donna è qualcosa che rimane addosso per sempre. Perdere una donna non è perdere l’amore, ma essere abbandonati da qualcosa di più universale. Si, ancora più universale dell’amore. Perchè la “donna” è l’essenza stessa dell’amore. Anche tra due uomini. Non sono le fattezze femminili o la perfezione di un corpo a mancare, ma lo è la mancanza di alcuni dettagli.

Se vi sentite “Uomini senza donne” è perchè siete stati feriti dall’amore per una donna, o soltanto vi mancano dei gesti d’amore di una donna che non è più nella vostra vita. Magari di vostra nonna.

Consiglio molto questo libro sia a chi non conosce l’autore, per approcciare al suo stile onirico e nostalgico, ma anche a chi ha già letto altri suoi best seller.

Marco

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito